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“Alla fine dell’estate chi è stato l’ultimo a uscire dal mare?
L’ultimo è tornato a casa senza chiudere il coperchio del mare
E da allora per tutto questo tempo il mare è rimasto scoperchiato
I ciliegi, le dalie, le creste di gallo
I girasoli, le margherite e i papaveri
Perché continuano a fiorire
Ancora e ancora
In questo mondo senza te?”

Mari subito dopo la laurea torna a vivere nel suo paese sul mare, dove apre un piccolo chiosco di granite di cui è golosa. Per tutta l’estate sua madre ospita Hajime, la figlia di una cara amica, che sta attraversando un periodo molto difficile a causa della morte della nonna. Mari inizialmente non vive bene la cosa: impegnata com’è con la nuova attività del chiosco come può trovare anche il tempo per occuparsi di una ragazzina piena di problemi? Ma, vinte le barriere iniziali, tra le due ragazze nasce una bella e salda amicizia che aiuterà entrambe a crescere e a vedere la vita da una nuova prospettiva.

Con la sua consueta svagata delicatezza Banana Yoshimoto racconta situazioni e sentimenti semplici, quotidiani, che possono fare parte di una qualsiasi esistenza, ma proprio per questo sono speciali, come speciale è ogni singola persona.
E andando oltre la semplice vicenda, gli spunti di riflessione sono tanti. Così da aiutare a crescere anche noi assieme a Miri e Hajime.

E’ soffuso da un poesia impalpabile ed avvincente fino all’ultima riga questo romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Racconta la storia di Daniel che una mattina del 1945 visitando col padre il Cimitero dei Libri Dimenticati - un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo  vengono sottratti all’oblio - entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, in una Barcellona a cavallo tra gli ultimi splendori del Modernismo e la cupezza del dopoguerra.

(Dalla quarta di copertina) “Meggie adora i libri, come suo padre, Mo. Sarebbe felice di vivere finalmente tranquilla nella loro casa, ma un giorno uno straniero bussa alla loro porta e ancora una volta, come tante in passato, Mo inizia a fare i bagagli. Devono fuggire, nascondersi. Ma da cosa? Da chi? Presto il segreto sarà svelato: Mo, che con la voce ha la straordinaria capacità di infondere la vita nei libri, in una notte crudele osò leggere un libro arcano, Cuore d’Inchiostro, e un malvagio signore dal cuore nero, Capricorno, si liberò dai lacci delle parole per materializzarsi nel suo salotto. In quell’attimo fatale accadde anche qualcosa di più grave: la moglie di Mo scomparve per sempre tra le pagine del libro. Ora lo spietato capricorno cerca Mo lingua di fata per piegare il suo dono a perfidi scopi. Meggie si trova trascinata in un turbine di vicende in cui l’immaginazione diventa realtà…”

L’hanno definita la risposta tedesca a Harry Potter e sicuramente Cornelia Funke non ha niente da invidiare alla collega britannica.
Ho amato moltissimo le storie del maghetto, ma Cuore d’inchiostro ha una marcia in più: sarà per i caratteri dei personaggi delineati in modo più intimo, sarà perchè in questa storia i protagonisti sono persone che amano i libri, o per l’ironia che scorre parallelamente ai colpi di scena. O semplicemente è quel certo non so che, impossibile da definire, che avvolge tutto di una particolare magia e ti impedisce di chiudere il libro e spegnere la luce.

 
“Ovunque sarai e qualunque cosa stia accadendo nella tua vita, tutte le volte che ci sarà la luna piena tu cercala nel cielo…”

Così scrive Savannah a John per esorcizzare la distanza resa ancora più grande, oltre che dall’oceano che li divideva, anche dalla professione di lui, un militare, che lo portava lontano. Ma presto non sarà più la distanza geografica ad allontanarli, bensì semplicemente gli eventi della vita. E il fatto che - crescendo -  si cambia.
Ma l’amore, quello vero, quello grande, resta. E può portare a scelte drastiche come quella che prenderà John per assicurarsi la felità di Savannah.

Una poetica storia d’amore dei giorni nostri, delicata e commovente.

Non si sa se realmente o per esigenze della storia, ma il libro inizia con il racconto - da parte dell’autore - del fortuito ritrovamento di un consunto quaderno nero, datato 1920: racchiude il diario di Raggio, montanaro di Erto, che assieme alle proprie vicende registra la storia del fratello Zino, di Maddalena Mora e di Neve, la bambina di ghiaccio, di tutti gli altri abitanti del paese e della Melissa che tra i branchi di capre e i campi di fieno che sovrastano il Vajont, porta a termine una lotta perduta contro il destino, folle di sesso e di dolore.coloro che lassù, sui monti di Erto, lo hanno preceduto.

Ho divorato questo libro che ti avvolge di una atmosfera particolare, dovuta anche al linguaggio scelto per scriverlo, un dialetto italianizzato, comprensibile, ma che evoca in modo ancora più efficace i luoghi e i personaggi.
Sicuramente una parte dell’incantesimo di cui sono stata vittima è dovuta alle mie origini: parte della mia famiglia proviene da un paesino vicino a Vittorio Veneto, qualche valle più in là di Erto. Mi è sembrato - leggendo -  di riudire le voci di quando, bambina, trascorrevo l’estate su quei monti.
Ma la poesia, quella vera, è data dalla storia stessa, che ti entra dentro con i suoi personaggi tagliati dall’accetta, e un mondo molto più semplice di quello di oggi.