Non si sa se realmente o per esigenze della storia, ma il libro inizia con il racconto - da parte dell’autore - del fortuito ritrovamento di un consunto quaderno nero, datato 1920: racchiude il diario di Raggio, montanaro di Erto, che assieme alle proprie vicende registra la storia del fratello Zino, di Maddalena Mora e di Neve, la bambina di ghiaccio, di tutti gli altri abitanti del paese e della Melissa che tra i branchi di capre e i campi di fieno che sovrastano il Vajont, porta a termine una lotta perduta contro il destino, folle di sesso e di dolore.coloro che lassù, sui monti di Erto, lo hanno preceduto.

Ho divorato questo libro che ti avvolge di una atmosfera particolare, dovuta anche al linguaggio scelto per scriverlo, un dialetto italianizzato, comprensibile, ma che evoca in modo ancora più efficace i luoghi e i personaggi.
Sicuramente una parte dell’incantesimo di cui sono stata vittima è dovuta alle mie origini: parte della mia famiglia proviene da un paesino vicino a Vittorio Veneto, qualche valle più in là di Erto. Mi è sembrato - leggendo -  di riudire le voci di quando, bambina, trascorrevo l’estate su quei monti.
Ma la poesia, quella vera, è data dalla storia stessa, che ti entra dentro con i suoi personaggi tagliati dall’accetta, e un mondo molto più semplice di quello di oggi.